STORIA

La nota storica che segue è stata elaborata dallo storico Prof. Enzo D’Agostino
in occasione del primo Centenario della  nostra Parrocchia

(pubblicata nel n. 2/2009 di «Insieme», il Foglio di Vita Comunitaria della nostra Parrocchia)

 

Celebriamo oggi il centenario della firma da parte del vescovo geracese Giorgio Delrio della bolla che ha decretato il trasferimento del titolo parrocchiale di Santa Maria dell’Arco da Siderno Superiore alla Marina, nel nostro rione, detto di Santa Caterina, che si era sensibilmente popolato nella seconda metà dell’Ottocento, al punto di necessitare di una propria indipendenza ed autonomia parrocchiale dall’unica parrocchia allora esistente nella Marina, Santa Maria di Portosalvo, istituita nel 1859.

Il trasferimento del titolo non fu cosa facile, e per le resistenze opposte da Siderno Superiore, per nulla disposta a perdere una delle quattro parrocchie ivi allora in vita, e perché nel nostro rione mancava allora una chiesa con i requisiti per accogliere un titolo parrocchiale.

Il primo ostacolo fu superato d’autorità dal vescovo Delrio, “costretto” a prendere atto dell’impetuoso crescere delle marine joniche a fronte del progressivo spopolamento dei centri interni d’altura, che, tuttavia, pur non pronunziandosi esplicitamente, non sembrava che lui apprezzasse, secondo una forte sensibilità per il destino dei centri storici, che – in condizioni storiche mutate – appartiene anche al nostro attuale padre e pastore.

L’altro ostacolo fu affrontato con grande fiducia per la disponibilità del parroco don Pietro Sanci ad assumersi personalmente l’onere della soluzione del problema della chiesa.

Nel rione di Santa Caterina esisteva allora una chiesa mai completamente ultimata, dedicata alla Madonna del Carmine. Sorgeva sul suolo dell’attuale casa canonica ed era in costruzione dal 1846 circa. Il parroco Sanci probabilmente mise mano a qualche lavoro, ma ne fu subito distolto dall’installazione nel nostro rione di una delle chiese di tavole mandate in Calabria dal papa san Pio X per alleviare le piaghe del terremoto del 1908.

Conclusasi la prima guerra mondiale, nell’ambito del piano complessivo di ricostruzione delle chiese terremotate, si pose mano anche alla costruzione della nostra chiesa, che fu completata ed inaugurata – non sappiamo se consacrata – il 28 ottobre 1934, ed è questa – piccola, fisicamente un po’ acciaccata ma viva – nella quale ci troviamo attualmente.

La celebrazione del centenario dell’emissione della bolla di trasferimento si limita questa sera al ringraziamento ed alle lodi al Signore ed alla Vergine Santissima per la loro benevolenza; a questo breve e sintetico ricordo, ed allo scoprimento di una lapide nella quale sono incisi i nomi dei sette parroci che – insieme con i sacerdoti coadiutori che si sono succeduti in parrocchia – hanno finora guidato la nostra comunità, ognuno secondo la propria personalità ed i personali carismi, ma tutti attenti, pensosi e desiderosi del suo bene spirituale. Ci sarà il momento in cui se ne parlerà in maniera più diffusa, soffermandosi sulle realizzazioni da ognuno di essi promosse o sostenute, sulle istituzioni e le associazioni che nella parrocchia sono state fondate e sono tuttora in attività, sulla vita che qui si è svolta in cento anni, sulle prospettive…  Anche, ricorderemo nel marmo l’evento eccezionale che vede Maria Santissima dell’Arco pellegrinare nella nostra chiesa attraverso la statua gelosamente ma amorevolmente custodita e qui scortata dalla confraternita e dai fedeli del centro storico, che ringraziamo con profonda gratitudine.

C’è, insomma, la volontà – emersa nel Consiglio pastorale – di impegnarsi – durante tutto l’anno 2009 – a rifletter sulla nostra parrocchia, per conoscere quanto più particolareggiatamente possibile la sua storia, ma soprattutto per contribuire a progettare in maniera comunitaria il suo futuro; ed a riflettere – anche – sulla parrocchia come istituto per capire bene che cosa essa sia nel tempo attuale e che cosa comporti farne parte.

Il progetto è forse ambizioso, ma non sembri superfluo. Dirci cristiani è facile, essere cristiani un po’ meno. Anche dirsi comunità è facile, ma essere comunità lo è un po’ meno. Tuttavia è a ciò che dobbiamo mirare; è l’obiettivo che non può che essere di tutti.